“Il vero pericolo dell’Obamacare”

La storia americana procede per progressive centralizzazioni del potere, ha scritto ieri David Brooks, columnist conservatore del New York Times, e “l’Obamacare ci costringe ancora una volta a fare un’elezione su quanto deve essere centralizzato il potere dello stato”.
22 AGO 20
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La storia americana procede per progressive centralizzazioni del potere, ha scritto ieri David Brooks, columnist conservatore del New York Times, e “l’Obamacare ci costringe ancora una volta a fare un’elezione su quanto deve essere centralizzato il potere dello stato”.
Brooks ricorda che il processo di concentrazione del potere va avanti dal 1865 e che molti liberal lo considerano “un sinonimo di modernizzazione”. La riforma sanitaria è un ulteriore passo di un processo che mette in allarme i conservatori, sottolinea Brooks, in almeno quattro modi: se il governo ha sempre avuto il potere di regolare attività di business e contratti, l’Obamacare impone alle persone di entrare nel business, così può regolarle; le decisioni del Medicare sono centralizzate e gestite da un Independent Payment Advisory Board che non è eletto;
l’Obamacare centralizza risorse per 1.760 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni; l’healthcare diventa una responsabilità politica. Riprendendo il padre fondatore del federalismo, Alexander Hamilton, Brooks spiega che esiste una via centrista per riconciliare il polo liberal e quello conservatore: si tratta di stabilire gli obiettivi a livello centrale e delegarne la realizzazione al potere periferico. Magari per via competitiva e non burocratica.
Nella logica moderata di Brooks l’obbligo di acquistare una polizza assicurativa è accettabile, ma la centralizzazione dei servizi previsti dall’Obamacare è costosa, lenta e inefficiente. “La copertura sanitaria universale è un obiettivo nobile. La decentralizzazione della competizione è il modo per renderlo praticabile”.